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Well-being
Sorsi e Bocconi in Consapevolezza
12/07/2010
Il trapezio volante

IL TRAPEZIO VOLANTE: IL TREMENDO DONO DELLA PAURA

La paura come via d’accesso al sublime.

A fine giugno mi trovavo a New York per un corso di aggiornamento e come attività conclusiva ci hanno portati alla scuola di trapezio volante, il cui motto è: “Dimentica la paura. Preoccupati della dipendenza”. E’ stata un’esperienza bellissima volteggiare così naturalmente. Il trapezio volante è più di un’attività sportiva; è come se aprisse la mente a nuovi modi di approcciare l’ignoto. Vorrei condividere con voi quest’esperienza attraverso un brano, riportato qui di seguito. Leggetelo con calma, in un posto tranquillo e lasciatevi volare condotti dalle ali del cuore verso lo spazio sacro che ci viene offerto quotidianamente dai momenti d’indecisione e d’incertezza.

 

“Qualche volta ho l’impressione che la mia vita sia una serie di trapezi volanti. Sono appeso ad un trapezio che oscilla nell’aria e per qualche istante entro nello spazio di oscillazione di un altro trapezio.

Per lo più trascorro il mio tempo tenendomi saldamente al trapezio del momento. Esso mi conduce ad un suo ritmo costante e rassicurante ed ho la sensazione che la mia vita sia sotto controllo. Conosco la maggior parte delle domande e delle risposte. Di tanto in tanto mentre mi altaleno felicemente, a volte non così felicemente, guardo davanti a me e cosa vedo?

Vedo un altro trapezio che mi sta guardando. E’ libero. E se ascolto la voce della mia coscienza, so perfettamente che quel trapezio porta il mio nome. E’ il mio prossimo passo, un momento di crescita e di scuotimento dal torpore che mi viene incontro. In fondo in fondo sono consapevole che per crescere devo lasciar andare la presa del trapezio, che ho ormai imparato a conoscere così bene, per afferrare al volo quello che ho davanti.

Ogni volta che accade, vorrei che non fosse mai accaduto; prego perché non ho voglia di afferrarne uno nuovo. Dentro di me so che devo lasciar andare completamente la presa e rimanere per alcuni secondi sospeso nel vuoto prima di afferrare l’altro trapezio. Ogni volta che lo faccio, il terrore mi pervade completamente. Non ha nessuna importanza che l’ho già fatto molte volte in passato.

Ogni volta ho paura che mancherò la presa e che cadrò nell’abisso sottostante.

Ma lo faccio lo stesso, non ho scelta.

Forse questa è l’essenza che i mistici chiamano fede. Nessuna garanzia, nessuna rete o bacino di acqua che ti salva, nessuna sicurezza. Ciò nonostante si prende il volo perché continuare ad altalenarsi su quel vecchio trapezio non è più un’alternativa. E così per un istante lungo un’eternità, che in realtà dura pochi secondi, resto sospeso nel vuoto. Un vuoto che porta questa scritta: “Il passato se n’è andato definitivamente, il futuro è ancora ignoto”. E’ una transizione, l’unico posto, dove avvengono i veri cambiamenti. Vivo l’attimo presente fiducioso, cerco di sentirmi a mio agio nel disagio dell’ignoto.

Un’idea s’insinua lentamente dentro di me, ossia che la zona di transizione sia l’unica cosa reale, le barre solo illusioni per non notare il vuoto. Sì, nonostante tutte le paure che accompagnano i momenti di transizione, essi sono ancora i momenti più vibranti, appassionati e ricchi di spunti di tutta la vita.

Eh già, superare la paura non ha nulla a che fare con il mandarla via ma piuttosto con il dare a noi stessi il permesso di restare appesi nel vuoto, tra i trapezi, consentendoci di dimorare nell’unico luogo dove avvengono i cambiamenti.

Può essere terrificante. Può essere illuminante.

Sospesi nel vuoto possiamo solo imparare a volare!”

Per saperne di più: www.animadelcibo.it
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